Felline - la Storia
LA
TERRA A SUD DEL SUD Il Salento Meridionale, o Terra
d'Otranto, attualmente corrispondente alla provincia di Lecce, si configura geograficamente
come il "Tacco" della Stivale della penisola italiana, e si prolunga
sino al centro del Mediterraneo. | SPECIALI: |
Questa
penisola è stata sempre abitata dal popolo salentino, insediato qui dal
neolitico (ne sono testimonianza I Menhir, i Dolmen e le Specchie),
e poi ha accolto varie popolazioni tra cui i Messapi, i Greci della Magna
Grecia (che nel salento hanno lasciato lingua e tradiziona nei luoghi della Grecìa
Salentina), sino ai Romani che lo conquistarono. Fino al 1923 l'unica provincia
era Lecce, e nel 1927 si aggiunsero le provincie di Brindisi e Taranto.
La
denominazione "Terra d'Otranto" deriva dall'antica città dei
Martiri, che per un lungo periodo è restata piuttosto isolata, ma che negli
ultimi anni grazie al turismo ed ai collegamenti portuali con Grecia ed Albania
è ritornata ad essere un centro di notevole importanza, ed ora è
la bandiera dell'accoglienza salentina. Il Triangolo Gallipoli-Santa Maria di
Leuca-Otranto è noto col nome di "capo", termine che generalmente
ricorre in geografia per indicare l'estremo lembo di una terra emersa. Felline
in B&B si trova sulla costa ionica, a dieci minuti da Gallipoli e da S. Maria
di Leuca e a 40 km da Otranto.
Vedendo questa continua vicinanza con il mare
si sarebbe portati a pensare che il popolo salentino sia sempre stato un popolo
di pescatori o di navigatori, vista anche la vicinanza alle coste greche dell'isola
di Corfù o dell'Albania, che sono ben visibili all'alba (da questo deriva
il toponimo "Albania", dato dai Romani a quella terra da cui si scorgeva
la prima alba dell'impero). La realtà invece dimostra che la pesca è
stata sempre un'attività marginale se non a Gallipoli, e i centri abitati
sulla costa in passato erano solo Gallipoli e Otranto. Il motivo per cui il contadino
del Salento non ha mai avuto dimestichezza col mare è che ha imparato a
diffidarne e ad averne paura, soprattutto per i continui pericoli che da questo
si sono profilati verso di lui. A tal propostio c'era un antico detto salentino:
"Ogni mucchiu, me pare 'nu turchiu", a significare che ogni cespuglio
di timo che cresce basso sulla costa sembra un'ombra pericolosa. I ricordi delle
incursioni e dei saccheggi ad opera dei Turchi che culminarono nella strage degli
80 martiri di Otranto (agosto 1480), sono ancora vivi nei ricordi e nelle tradizioni
salentine, per questo le coste, a lungo abbandonate,
diventarono dominio della macchia, delle dune e degli acquitrini salmastri. Da
queste zone malsane la malaria ha seminato morte nella popolazione. Più
all'interno, per questo, nascono borgate e masserie fortificate,che con le loro
torri, castelli e bastioni cercarono di difendere i raccolti dalle razzie che
venivano dal mare. Anche per questo la campagna non è stata mai abitata;
la popolazione ha vissuto in piccoli centri vicini fra loro, che visti nella cartina
del Salento, costituiscono quasi una fitta ragnatela. Felline è un tipico
esempio di centro storico contadino con il suo castello, le vie basolate e le
masserie fortificate, tra le quali ricordiamo Ninfeo, Terenzano e Canne.
Napoli
era la capitale del Regno. Dominata dapprima dagli Spagnoli, passo poi ai Borboni,
ma era una meta lontanissima. Fino alla metà del XIX secolo, ovvero all'avvento
delle ferrovie, il viaggio per Napoli era particolarmente faticoso. Infatti i
nostri antenati di solito facevano testamento prima di partire perchè il
ritorno non era assicurato.
Il Salento, così lontano dai grandi centri,
scollegato dai grandi commerci, ha trovato nell'agricoltura l'unica forma di sopravvivenza,
pertanto questa rappresentò per un lungo periodo la maggiore risorsa; il
lavoro fu tendenzialmente agricolo. Contadini generalmente furono i nostri uomini
e contadine le nostre donne. Il clima salentino, che risente dell'influenza dei
mari, non è favorevole a molte coltivazioni; è una terra aperta
a tutti i venti, irregolari sono le piogge, insistenti dall'autunno a primavera
e rarissime durante l'estate; in questo periodo la terra sembra spaccarsi sotto
il sole cocente. La mancanza d'acqua è dovuta soprattutto alla natura calcarea
del suolo, che non trattiene le piogge in supoerficie ma dà luogo a fiumi
sotterranei e a fenomeni carsici quali stalattiti e stalagmiti presenti nelle
grotte salentine come la "Zinzulusa" nei pressi di Castro. Lo
smacchiamento dei terreni è stato il primo passo per portare questi alle
varie coltivazioni, come il fico, l'ulivo, la vite, i legumi; Il contadino ha
pazientemente raccolto tutte le pietre, costruendo interminabili muri a secco,
paiare, caseddhi, e ha scavato nella roccia le cisterne per raccogliere l'acqua
piovana, seppure scarsa, ma sempre indispensabile. Le calamità naturali
distruggevano di colpo il lavoro, i sacrifici e le speranze di questa gente, legate
soprattutto ai vigneti e agli oliveti. Il contadino del Salento era talmente abituato
a questa altalena di speranza e delusione e si rifugia nella fede in una misericordia
divina; infatti nella speranza dice "Ci ole Ddiu" (se Dio Vuole),
e nella calamità "Fazza Ddiu" (Faccia Dio). A questo proposito
c'era un proverbio che recitava così: "Tre cose futtune l'ommu:
l'acqua piu piu, lu fatti cchiu dhai e lu fazza Ddiu". E quando gli chiedevano
come stava rispondeva "Comu ole Ddhiu", e quando bestemmiava
"Servu te Ddiu".
La differenza tra la città e il paese,
l'opposizione tra ricco e povero, tra ignorante e istruito, tra contadino e benestante
hanno condizionato nel tempo la vita nel Salento. Il progresso è stato
lento e insignificante. Neppure l'unità d'Italia, col passaggio del Regno
di Napoli ai Savoia dopo la conquista di Garibaldi (1860), ha portato alcun cambiamento
significativo nella situazione socio-economica salentina. Soltanto in seguito
la lotta all'analfabetismo e le malattie ataviche (malaria e tracoma in primis),
l'acquedotto pugliese (iniziato nel 1902), l'energia elettrica dei primi inizi
del secolo, il potenziamento della viabilità e dei trasporti (seppure ancora
manca il secondo binario) hanno modificato l'antico modello di vita, ma molto
lentamente. Si potrebbe quasi dire che forse il Salento si chiama così
proprio perchè storicamente "Lento". Tuttavia negli ultimi
sessant'anni si sono verificati eventi che hanno sostanzialmente portato un cambiamento
alla vita socio-economica salentina. La seconda guerra mondiale, la caduta del
fascismo, la nascita della Repubblica Italiana, hanno dato un contributo notevole
alle coscienze salentine, dando fiducia alle classi popolari, anche se la guerra
aveva risparmiato il Salento, e la Resistenza non è stata vissuta ma appena
avvertita.
Il dopoguerra è stato caratterizzato delle emigrazioni di
massa; le terre a disposizione non erano più sufficienti a garantire un
reddito un reddito adatto ai nuovi tenori di vita, per cui migliaia di persone
abbandonarono i loro paesi per trovare lavoro altrove: in America, Canada, Australia,
nelle miniere di carbone del Belgio, nelle fonderie della Germania, o anche in
Italia nelle aree industriali di Torino e Milano. Il "Terrone"
lavorava molto e si accontentava di poco, per cui era una risorsa per le industrie
del Nord provate dalla guerra. La pazienza del salentino, l'essere abituato ai
sacrifici ("Comu ole Ddiu"), gli consentivano di risparmiare il denaro
sufficiente per acquistare un terreno e costruirsi una casa, impoverendo così
il Salento delle forze lavoro più giovani. Vi rimasero i vecchi, le donne
e i bambini, e le campagne restarono abbandonate, e quella che prima era l'unica
fonte di reddito non piaceva più a fronte di guadagni che sembravano più
facili. Il venire a contatto con popoli e culture diversi da quella tradizionale
del gusto, del pensare e dell'agire, sicuramente provocò effetti dirompenti
nella cultura socio-economica salentina, creando facili e pericolose illusioni
di immediata ricchezza, di un tenore di vita più elevato, che poi si rivela
sempre meno umano e naturale, consumistico e alienante.
Il
Salento e il Turismo - Felline
I comuni del Salento sono 102, senza
le frazioni. Tuttavia anche le piccole frazioni come Felline hanno molti
segni caratteristici che meritano finalmente di essere messi a conoscenza del
viaggiatore; proprio perchè fuori dai grandi circuiti turistici dà
la possibilità della scoperta ed offre uno stimolo molto interessante.
Felline
è nel Salento Jonico. Nei suoi dintorni si può trovare sopratutto
il mare, in un raggio di 5 km con spiagge sabbiose e coste rocciose. Si
trova inoltre a 3 km da Ugento col suo museo e a 10 minuti da Gallipoli
o S. M. di Leuca. A 50 km c'è la bellissima Lecce, la
Firenze del Sud, e a 40 Km Otranto, entrambe raggiungibili molto agevolmente
tramite la strada a scorrimento veloce dall'uscite per Felline.
La
Storia di Felline
Felline si trova in provincia
di Lecce, nel Salento ionico. L'ipotesi della sua origine è avvalorata
dal ritrovamento di un menhir di due metri. Il megalite è incastonato
in un muretto a secco, tipico salentino, e non versa in cattive condizioni. 
Tuttavia
sono molto controverse le ipotesi sulla nascita del paese. C'è chi sostiene
che i primi abitanti del centro furono i messapi, altri sostengono che a dar origine
a Felline furono i greci per cui il toponimo deriverebbe dalla parola "canneto".
L'età
medievale, con l'arrivo di re Tancredi assegnò il feudo ai Bonsecolo.
Il Guglielmo costruì il castello baronale. Dal XV al XVI secolo il centro
fu governato dai De Noha. Fino al XVIII secolo si sisseguirono i Tolomei,
i Cappelli e gli Acquaviva. Gli ultimi furono i baroni Scategni
che governarono fino al 1809, anno in cui fu soppressa la feudalità.
Fra
i personaggi importanti della piccola Felline ricordiamo Lorenzo Scategni, discendente
della nobile famiglia di feudatari, che nel XIX secolo divenne un brillante avvocato,
molto richiesto in tutto il Salento.

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