Felline e le sue Chiese

Un excursus storico, artistico e religioso tra i luoghi di culto cristiano di Felline.
A cura del Parroco don Giovanni Cartanì.

La Parrocchia di Felline
Profilo di Identità
La Parrocchia di Felline risale indietro nel tempo a data immemorabile. Nel 1452, il vescovo mons. De Pennis, nella sua visita pastorale, la più antica che si conserva nell'archivio della Curia vescovile di Nardò, faceva cenno alla parrocchia di Felline, alla sua chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Leucio Martire e a tutti i suoi beni mobili e immobili.
Ma ancora prima, nel 1412, l'abate di Nardò De Epifanis, definiva Felline "terra dei greci", perchè faceva parte dei 14 paesi della diocesi dove esistevano colonie greche e si celebrava il rito greco. Già da quel periodo, l'Abbazia di S. Maria dell'Alto di Felline era inserita nell'elenco delle 14 abbazie minori soggette all'abate di Nardò, al quale prestavano ubbidienza tramite i loro abati che partecipavano alla messa solenne prelatizia.
Territorialmente confina a Sud col mare Ionio, a Nord con Melissano, ad Ovest con Alliste e Racale, ad Est con Ugento, con cui l'antica Felline, attraverso un antico tracciato viario, aveva facili rapporti per ragione della famosa "Via Traiana" o più specificamente "Via Augusta Sallentina", che passava proprio da Ugento (vedi lo speciale "Itinerario storico nei dintorni di Felline").
E' adagiata a 45 metri sul livello del mare ed è compresa tra il 39° 36' 00" di latitudine Nord e il 5° 36' 56" di Longitudine Est.
In virtù delle ultime disposizioni di legge, la Parrocchia San Leucio Martire è un Ente Ecclesiastico, civilmente riconosciuto con Decreto del Ministero dell'Interno n. 281 del 2 ottobre 1986, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 Ottobre 1986, n. 238. Come tale è stato iscritto nel Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di Lecce, in data 4 febbraio 1988, n.246.

Centri di Culto
1.La Chiesa Parrocchiale di San Leucio Martire, dove si svolge tutta la vita della parrocchia attraverso le varie tappe dell'anno liturgico. Geograficamente è sistuata ad Ovest dell'abitato di Felline, dove ha pure il prospetto principale e l'ingresso. E' delimitata nei confini nord, sud e ovest con largo Chiesa e ad est con un vicolo cieco molto stretto denominato "porticella" perchè anticamente costituiva uno dei piccoli ingressi nel paese.
2. La Chiesa dell'Immacolata, costruita verso la fine del '600 e dedicata alla confraternita omonima. Funziona una volta la settimana, il lunedì, per le riunioni della Confraternita. In essa si svolge pure la novena dell'Immacolata.
3. L'Abbazia di S. Maria dell'Alto, di antica origine basiliana. La festa si celebra la seconda domenica di Pasqua con grande concorso di popolo, anche di paesi vicini. Con le nuove norme, la festa liturgica è stata inserita al lunedì della seconda settimana di Pasqua.
4. La Chiesa "Stella Maris" di recente costruzione, è stata edificata dulla costa per venire incontro alle varie esigenze pastorali del turismo nei mesi da Luglio a Settembre.

La Chiesa Parrocchiale di San Leucio Martire
La Facciata Ovest ha un'ampia porta di ingresso con ai lati due colonne di stile romanico, di aspetto alquanto tozzo e con il fusto abbondantemente logorato dal tempo.
L'interno attualmente si presenta come un gioiello artistico tutto soffuso di un bel barocco di scuola napoletana del tardo '700. Nel corso dei secoli è stata rimaneggiata diverse volte, per cui lo stato odierno è il risultato degli ultimi lavori effettuati verso il 1730, se è vero che nel 1732 mons. Sanfelice, visitando la suddetta chiesa, la trovò piena di cemento, legno e pietre a causa del plastico che in essa si stava costruendo.
Fino a tutta la prima metà del 1600, oltre quello maggiore e principale, trovavano spazio nella chiesa i seguenti altari: Madonna del Carmine, S. Antonio, Rosario, S. Oronzo, S. Giuseppe, SS. Trinità, S. Michele, S. Giovanni Battista, S. Nicola, S. Marco Evangelista.
Mons. Orazio Fortunato nel 1679, si accorse che lo spazio della chiesa era molto ristretto a causa della moltitudine di altari per cui decretò che tutti "si riducessero a cinque, cioè quattro distribuiti ordinatamente nei lati della Chiesa e con l'altare maggiore "in capite" formino in tutto cinque...".
Fu la sistemazione ultima e definitiva degli altari per cui oggi la chiesa parrocchiale si presenta al visitatore in questo modo: di fronte, entrando, vi è l'Altare Maggiore, tutto in marmo policromodi Carrara, vero gioiello di arte napoletana. Una pala, pure di marmo, si erge sull'altare e fa da cornice ad una tela fiamminga, raffigurante la cena del Signore. Anche la balaustra, che delimita il presbiterio, è realizzata con blocchi di marmo pregevolissimi e forma con l'altare un tutt'uno architettonico pieno di gusto e di grazia.
Sul lato destro, entrando, si trovano gli altari di San Giuseppe e di Sant'Antonio da Padova, protettore di Felline. Sormontano gli altari due tele, delle quali una rappresenta il sogno di S. Giuseppe e l'altra una scena della vita di S. Antonio.
Lo Stesso mons. Fortunato nella citata visita del 1679, mise in evidenza il largo contributo della duchessa Giulia Beltramo per il decoro della casa di Dio. "La chiesa parrocchiale è dedicata sotto il patrocinio di S. Leucio martire e la sua struttura, anche se non è troppo grande, tuttavia è sufficiente alla capacità del popolo ed è in qualche modo bella e costruita con cura: convenientemente ornata con le elemosine e la pietà del popolo e segnatamente per la carità della duchessa".
Sul lato sinistro, entrando, di trovano l'altare della Madonna del Rosario e quello di San Michele,detto pure delle Anime, entrambi in stile barocco, ma il primo molto più ricco, più pregevole e più antico del secondo. Due grandi tele di pregvole fattura sovrastano gli altari: una rappresenta la Madonna del Rosario di Pompei, che si vuole di scuola del Catalano e l'altra San Michele Arcangelo che si vuole del Coppola o di un suo discepolo.
Le varie formelle, disseminate sui muri laterali sono arricchite con tele che, presumibilmente, appartengono tutte a Saverio Lillo di Ruffano, vissuto tra il 1734 e il 1786. Di esse, nove raffigurano gli apostoli: S. Mattia, S. Bartolomeo, S. Giacomo minore, S. Filippo, S. Andrea, S. Giovanni, S. Giuda Taddeo, S. Tommaso e S. Pietro. Le altre: La visita di Maria a S. Elisabetta, la Madonna del Carmine, la Natività di Maria Vergine, la Presentazione di Gesù al Tempio, l'eccidio dei Martiri di Otranto.

La Chiesa dell'Immacolata
E' una delle poche chiese rimaste tra le tante, dentro e fuori le mura, che costituivano il patrimonio religioso-culturale di Felline. Era ubicata "fuori le mura" perchè, anticamente, le mura del paese dividevano la chiesa dal centro abitato.
E' costruita sui resti di una precedente chiesetta dedicata alla Madonna della Luce. Si conosce con certezza la sua esistenza fin dal 1580 perchè Mons. Cesare Bovio in quell'epoca annotava l'esistenza in quella chiesa di un Beneficiosemplice di diritto laicale in onore della Purificazione della Beata vergine Maria.
Nel 1620 nella suddetta chiesa fu fondata la Congregazione dell'Immacolata e da quel momento la chiesa veniva chiamata indifferentemente Chiesa dell'Immacolata o della Madonna della Luce.
All'interno della chiesa, lungo tutto il perimetro naturale, esistevano degli stalli in legno per comodità dei confratelli e sul presbiterio, da una parte e dall'altra, due sedili più ricchi per il Priore e gli Assistenti. Il Pulpito, pure in legno, si trovava a sinistra entrando, appoggiato sul pilastro centrale.
Nel 1776 si ebbe il regio assenso da parte di sua Maestà il Re Ferdinando IV, sulle nuove regole della COnfraternità, che nel frattempo avevano sostituito quelle emanate nel 1620, sotto l'episcopato di Mons. Girolamo De Franchis.
Attualmente la chiesa è in buone condizioni statiche, ma avrebbe bisogno di radicali e urgenti restauri sia esternamente che al suo interno.

La Chiesa di S. Maria dell'Alto
E' quanto ancora resta dell'antica e gloriosa presenza dei basiliani a Felline. Verso il IX-X secolo, infatti, anche sul nostro territorio si erano insediati i bizantini e parlavano la lingua greca. L'abate De Epifanis, nel 1412, definì il territorio di Felline "terra grecorum".
La serra dell'Alto, con le sue sterminate boscaie, i suoi anfratti e le distese macchiose, era facile dimora per i monaci basiliani. Con l'avvento, poi, della libertà religiosa, i monaci uscirono dalle caverne e dalle cripte sotterranee e cominciarono a coltivare la terra e costruire vere e proprie chiesette dove si riunivano per la preghiera e per la celebrazione dei divini misteri.
Già nel 1456, una bolla di Mons. De Pennis, conferiva l'abbazia di S. Maria dell'Alto ad un certo fra Benedetto Polo da Nardò. E la serie degli abati continuò initerrottamente fino al 1764 con la nomina di don Oronzo De Marco da Casarano.
Il tempietto di S. Maria dell'Alto è in aperta campagna, situato sulla sommità più alta dell'ultima striscia delle Serre salentine. Fu costruito intorno al Mille, probabilmente dopo che Niceforo Foca aveva permesso l'uso del rito greco in tutta la provincia di Terra d'Otranto.
All'interno sono preminenti le caratteristiche di una chiesa rupestre, di semplice fattura. Disposta con asse longitudinale Est-Ovest, ha il consueto ingresso a ponente e misura nel suo insieme m. 7,10 x 16,60, unica nave cioperta a botte e che doveva servire come dimora per l'Abate.
Nell'Interno della cappella, di fronte entrando, c'è un altare in disuso con sopra dipinto un affresco absidale raffigurante la SS. Trinità, in stile bizantino, in discreto stato di conservazione.
Sul lato destro entrando, si trova un altro altare con sopra dipinta sul muro la Madonna seduta, con sulle ginocchia il bambino benedicente.La tradizione vuole che la cappella, così come è attualmente, sia stata costruita per devozione di un ricco mercante, scampato miracolosamente dalla tempesta per intercessione della Madonna. Il tutto è datato al 1577.
La festa liturgica, che anticamente veniva ricordata la domenica in Albis, con la riforma del calendario liturgico, è stata inserita al lunedì della seconda domenica di Pasqua, alsciando invariato alla domenica il tradizionale pellegrinaggio sulla collina con il simulacro della Madonna.

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