La Caremma
Il nome "caremma" deriva
dal francese "careme", cioè Quaresima. E' un'usanza molto antica,
ed è tuttora in uso in alcune abitazioni di Alliste e del Salento in genere.
All'inizio della Quaresima si sistema un fantoccio di paglia vestito di abiti
neri rappresentante una donna vecchia e brutta che ha in una mano la "cannucchia"
e "lu fusu" e nell'altra mano un'arancia o una patata nella quale sono
infilzate sette penne di gallina, una perogni settimana della Qaresima. Ogni settimana
ne viene tolta una, e l'ultima viene tolta il giorno di Pasqua, quando il fantoccio
viene bruciato.
Il legame con la mitologia classica è evidente. La caremma
rappresenterebbe le tre Parche o Moire, che erano delle dee, figlie della Notte,
che sovraintendevano alla vita umana. Cloto aveva il compito di tenere la canocchia;
Lachesi, colei che giorno e notte fila, filava il destino dell'uomo. Atropo, infine,
aveva il compito di troncarlo.
Con l'avvento del Cristianesimo, la caremma
acquistò il significato di penitenza e sacrificio quaresimali,
dopo le feste di carnevale.
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